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Intervista TVQ 4 Maggio 2017

Bankitalia stringe sulle piccole: sono 20 le banche commissariate

Il Sole 24 ore – 28 giugno 2014

Fuori dal radar Bce. Tra malversazioni, localismi e crediti «facili»

Fabio Pavesi

Non si placa la stretta di Banca d’Italia sui piccoli istituti. Solo negli ultimi mesi sono finite in amministrazione straordinaria altre tre banche e quattro intermediari.
Un’escalation che porta a 20 il numero dei soggetti commissariati dall’Autorità e che ha visto finire sotto tutela da inizio anno ben 9 tra istituti e intermediari.
Segno inequivocabile della crisi, ma anche della malagestio che ha costretto Bankitalia a estromettere i vertici. Tra le banche l’ultima in ordine di tempo è la Banca Padovana di credito cooperativo. Poco prima era finita sotto tutela la Banca Popolare dell’Etna. E a inizio anno era toccato alla Bcc Irpina di Avellino e alla Cassa di Risparmio di Loreto.
Tra gli intermediari è toccato poche settimane fa alla veneta Est Capital Sgr; alla Commercio e Finanza di Napoli (gruppo Carife, già commissariato da tempo); alla Imel. Eu di Bergamo; ad Adenium Sgr e Medioleasing. Tutte realtà che si aggiungono all’abruzzese Tercas, commissariata oltre due anni fa; a Banca Marche; alla Carife alla Popolare di Spoleto.
C’è un filo rosso che unisce tutte queste realtà. Sono per lo più banche cooperative e piccole popolari.
Ed è questo che dovrebbe sorprendere. Già perchè sono banche locali storicamente poco inclini alla finanza speculativa, che raccolgono e impiegano sul territorio. Eppure molte di loro sono crollate sotto il peso dei crediti andati in sofferenza erogati magari a pochi soggetti e fuori dal territorio.
La storia di Banca Marche è simbolica. La banca per anni gestita da Massimo Bianconi raccoglieva sì sul territorio, ma finanziava, concentrando il rischio su pochi soggetti, spesso fuori Regione. L’inchiesta ha rivelato operazioni sospette di leasing e prestiti con almeno 16 clienti condotte da Bianconi. Tra i nomi quelli dell’immobiliarista bolognese Vittorio Casale già finito agli arresti per vari reati; del gruppo pugliese Ciccolella finito in un’inchiesta per truffa sui finanziamenti europei; del costruttore Lanari e dell’imprenditore farmaceutico Canio Mazzaro. Prestiti facili andati in sofferenza e che hanno visto esplodere i crediti malati sopra quota 2 miliardi.
Copione analogo per la Cassa di risparmio di Ferrara, andata a gambe all’aria per avere finanziato copiosamente due iniziative immobiliari a Milano finite male
Altro che banca del territorio, solida perchè raccoglie e impiega in loco.
In molti casi non è andata così. E qui entra in gioco la governance. Spesso i vertici delle piccole banche cooperative e popolari agiscono come veri e propri dominus incontrastati e senza contrappesi adeguati di controllo. E la gestione del credito diventa affare personalistico, favorendo magari chi non ha merito di credito adeguato. C’è da chiedersi ad esempio perchè l’ultima commissariata, la Banca Padovana di credito cooperativo avesse accumulato già nel 2011 sofferenze e incagli lordi pari al 27% del portafoglio, il doppio della media del sistema.

È il servizio a salvare lo sportello

Il Sole 24 ore – Plus 28 giugno 2014

Oliver Wyman «mappa» i clienti: nel 2013 il 24% ha cambiato istituto

A trattenerli è la qualità dei consulenti finanziari

Nicola Borzi

L’attenzione dei banchieri, specialmente nell’ultimo biennio, si è concentrata sui fondamentali di bilancio, in particolare sul controllo dei costi e dei rischi.
In pochi tra i manager del credito si sono chiesti invece cosa vogliano i loro clienti e come percepiscano la banca.
Il risultato? Quasi un quarto ha deciso di aprire un conto in un istituto diverso dalla propria banca principale negli ultimi 12 mesi. Il 16% ha chiuso il vecchio conto, mentre l’8% lo ha tenuto aperto. È la centralità del cliente, in termini di soddisfazione o fastidio nella relazione con i canali degli istituti di credito, a emergere con forza come il fattore che più
spinge i risultati aziendali, anche in termini di bilancio.
Su questo fronte, un ruolo fondamentale lo gioca proprio la consulenza finanziaria, che si è confermata sul campo un’esperienza “a forte impatto” per trattenere la base-clienti e per migliorarne la soddisfazione.
Sono questi i risultati principali di uno studio condotto a marzo dalla multinazionale della consulenza Oliver Wyman attraverso interviste online a oltre 3mila clienti bancari italiani di 15 banche diverse (12 tradizionali e tre online)
.Non è solo l’enorme mobilità dei clienti retail a impensierire gli uomini del marketing creditizio. Un altro dato emerge come molto rilevante dall’indagine di Oliver Wyman: quasi la metà dei clienti che sono rimasti “fedeli” alla propria banca (il 33% sul 76% che non ha
cambiato istituto) ha deciso di restare perché non si aspetta nulla di meglio dal cambiamento.
Come a dire che, se venisse invece offerta un’opportunità migliore, non avrebbero problemi a traslocare.
Solo il 31% ritiene che la propria banca “sia la migliore”. Sono le condizioni economiche (per il 36%) e i servizi ricevuti (per il 25%) i motivi principali per cui i clienti decidono di cambiare banca.
Le banche online (“nuove banche”), su questo fronte, staccano quelle tradizionali venendo percepite come quelle con la miglior convenienza economica e con la qualità d’offerta più alta. Lo sportello rimane, tra i cinque canali analizzati (filiale, bancomat, call center, banca online, mobile banking), quello principale di interazione ma anche quello con la percentuale più alta di “fastidi” percepiti.
Per rispondere a queste sfide, Oliver Wyman ha condotto anche delle sperimentazioni sul campo, una delle quali è stata incentrata proprio sulla customer experience focalizzata sull’ottimizzazione della consulenza finanziaria. Il contesto nel quale è stato condotto questo case study era quello di un istituto che doveva fronteggiare la perdita di clienti, con pressioni da parte delle autorità di vigilanza e delle associazioni di consumatori sul miglioramento della qualità del servizio di consulenza.
Per arginare la perdita di masse gestite, la banca aveva tentato di rispondere riducendo il peso delle commissioni per i servizi di consulenza finanziaria. Ma la situazione è cambiata solo quando sono state analizzate le cause dell’insoddisfazione dei clienti, realizzando processi e strumenti mirati ad alzare la qualità del servizio di consulenza che, in un primo progetto pilota, ha aumentato della metà i livelli di customer satisfaction ed è stata poi estesa all’intera rete.

nicola.borzi@ilsole24ore.com