Nuova Carife: a proposito di metterci la faccia

Dopo il prodigioso salvataggio contemporaneo delle undici banche ancora commissariate, due sono le certezze dei ferraresi: la prima è che le magie sono ancora possibili; la seconda è che per Carife bisogna parlare di magia nera, roba da esorcista. Tutti salvi tranne i ferraresi che, per usare la narrazione avvincente del nostro Amministratore Delegato ed ex Commissario, hanno infilato una serie di sfighe bibliche.

Prima la Popolare di Vicenza fenomenale compratore, che diventa all’improvviso uno sfiatato ronzino. Poi Caricento, ammessa a vedere tutti i nostri conti per poi ringraziare contrita (no, grazie…). Il Fondo Interbancario che ci mette dei soldi, poi non ce li mette, no anzi li mette: azionisti rimpiccioliti ma ancora in vita, patrimonio asciugato ma ancora presente, perizia giurata. Il tutto garantito da Banca d’Italia. I conti li ha fatti lei, possiamo fidarci, c’è la garanzia.

Secondo una recente ricerca, molti elettrodomestici di ultima generazione si rompono una settimana dopo la scadenza della garanzia biennale. L’elettrodomestico costruito da Banca d’ Italia si rompe due anni e mezzo dopo, in una furtiva serata novembrina in cui quattromila obbligazionisti vengono depredati per legge. Saremmo in garanzia ma non può essere attivata. Il motivo? A distruggere l’elettrodomestico è stata colei che lo ha fabbricato: la Banca d’Italia, autrice del testo del famoso e retroattivo decreto salva poltrone (le loro) e frega soldi (i nostri).

Ci hanno sparato addosso, ci hanno crivellato di colpi. Talmente tanto che la nostra resistenza, la nostra voglia di sopravvivere e di far ripartire questa azienda, la nostra azienda, è quasi commovente, anzi, ridicola. Infatti alcuni di noi, sprezzanti del pericolo, si fanno fotografare per la pubblicità di rilancio. Tanto la faccia, noi, ce l’abbiamo messa tutti i giorni e continuiamo a farlo, nonostante ci sputino addosso perché qualche birichino, dopo aver

sgraffignato di notte i soldi alla gente, garantisce: i truffati saranno risarciti. Truffati da chi?

Ma abbiamo una grande soddisfazione. Il nostro Presidente dice in televisione che siamo la più grande risorsa dell’azienda. Noi, i dipendenti. Peccato che chiediamo di lavorare ma non ci fanno lavorare. Un mese di cassa integrazione all’anno: ci hanno detto “ve la tenete”, anche se il costo del personale in tre anni è calato di un terzo e ci sono posti dove non si trova un collega per aprire la filiale, perché nel frattempo siamo diventati 330 in meno. Noi chiediamo di lavorare per i clienti, per la gente di questo territorio, e arriva la risposta: si apre di sabato, dodici filiali. Quindi fate straordinario, e nello stesso tempo siete in cassa integrazione (le famose “giornate di solidarietà”).

A proposito di solidarietà, abbiamo una duplice proposta: visti i risultati della gestione commissariale fino al 22 novembre, chi ne ha avuto la primaria responsabilità destini una consistente quota dei suoi emolumenti a ristoro dei clienti di Carife traditi nella fiducia e nel portafoglio; e chi ne porta la primaria responsabilità attuale, rinunci ad una consistente quota dei propri compensi in solidarietà dei dipendenti di Carife, che in questo modo potranno lavorare di più e meglio per la propria clientela e cogliere in modo tangibile la tanto sbandierata attenzione dell’azienda nei loro confronti. La mancanza di questo segnale (che sarebbe in linea con l’esempio dato in Monte Paschi) sarebbe la prova che, ancora una volta, a pagare sono solo risparmiatori e dipendenti.

Quanto infine alle “positive relazioni industriali” di cui parla il Presidente, non ne rinveniamo traccia alcuna, visto che ogni porta è stata chiusa, ogni tavolo è stato abbandonato ed ogni incontro è stato declinato. Sappiamo che Lei è molto impegnato: vorrà dire che, approfittando di una giornata di solidarietà, verremo a trovarla noi.

Ferrara, 10 febbraio 2016