Mutui: Fisac Cgil, correggere norma su sette rate, rischio disagi sociali

Per i soggetti sociali disagiati, a partire dai pensionati, dai lavoratori dipendenti a basso reddito e dai giovani lavoratori nelle diverse forme contrattuali impiegate, le sette rate eventualmente saltate nel pagamento dei mutui e la logica dell’arbitrato rappresentano un vulnus e un venir meno della pari dignità da correggere e superare”. Ad affermarlo è il segretario generale della Fisac Cgil, Agostino Megale.

Secondo il dirigente sindacale “la novità rilevante che desta qualche preoccupazione, nell’ambito del recepimento della direttiva europea in merito ai contratti di credito ai consumatori relativi a beni immobili residenziali, è un codicillo che permetterebbe agli istituti di credito di diventare proprietari delle case acquistate attraverso un mutuo da loro erogato. Se un debitore salta sette rate di pagamento anche non consecutive la banca che diventerebbe proprietaria dell’immobile potrebbe vendere e incassare senza passare dal Tribunale”.

Alla banca e al sottoscrittore del mutuo, spiega il leader della Fisac Cgil, “il decreto di recepimento della direttiva Ue lascerebbe la facoltà di inserire nel contratto la previsione che la casa ipotecata venga restituita alla banca, perché sia venduta, in caso si verifichino i (sette) mancati pagamenti. In questo modo, la banca può rientrare del finanziamento, fatto salvo l’obbligo di restituire al consumatore l’eventuale extra ricavato. E fatta salva la possibilità di chiedere la differenza se il ricavato è inferiore al debito”.

Per Megale “è evidente che così come prospettato il sottoscrittore del mutuo sarà soggetto alla volontà della banca. Il potere contrattuale di chi richiede un mutuo e di chi decide se erogarlo evidentemente è sbilanciato in favore del secondo. La ratio dovrebbe esser quella di snellire le procedure in caso di inadempimento del pagatore. Si sa che in Italia le escussioni immobiliari sono molto complesse e i tempi per realizzare un incasso da una casa pignorata sono mediamente di circa sette anni. Sarebbe sano a nostro avviso – precisa – ridurre i tempi delle procedure giudiziarie e non superarle. Si dice che questo sia uno dei fulcri del problema della crescita delle sofferenze delle banche. Non è vero, solo il 7,4% delle sofferenze è riconducibile a mutui il resto è generato da imprese, spesso grandi imprese. Il rischio è che le banche con un tale procedimento a loro disposizione possano irrigidire gli interventi verso chi non riesce a pagare le rate del mutuo. Questo creerebbe disagi sociali insostenibili che devono essere evitati”, conclude.