Video-Interviste

Carichieti “Porte Aperte” Prima parte
Intervista TVQ 4 Maggio 2017


Francesco Trivelli – “Carichieti”
Intervista Rete8 26 Gennaio 2016


In caso di problemi di visualizzazione Browser accedi – Video-Intervista Francesco Trivelli “Carichieti” – Rete8
 
Bankitalia stringe sulle piccole: sono 20 le banche commissariate
Il Sole 24 ore – 28 giugno 2014

Fuori dal radar Bce. Tra malversazioni, localismi e crediti «facili»

Fabio Pavesi

Non si placa la stretta di Banca d’Italia sui piccoli istituti. Solo negli ultimi mesi sono finite in amministrazione straordinaria altre tre banche e quattro intermediari.
Un’escalation che porta a 20 il numero dei soggetti commissariati dall’Autorità e che ha visto finire sotto tutela da inizio anno ben 9 tra istituti e intermediari. Segno inequivocabile della crisi, ma anche della malagestio che ha costretto Bankitalia a estromettere i vertici. Tra le banche l’ultima in ordine di tempo è la Banca Padovana di credito cooperativo. Poco prima era finita sotto tutela la Banca Popolare dell’Etna. E a inizio anno era toccato alla Bcc Irpina di Avellino e alla Cassa di Risparmio di Loreto. Tra gli intermediari è toccato poche settimane fa alla veneta Est Capital Sgr; alla Commercio e Finanza di Napoli (gruppo Carife, già commissariato da tempo); alla Imel.Eu di Bergamo; ad Adenium Sgr e Medioleasing. Tutte realtà che si aggiungono all’abruzzese Tercas, commissariata oltre due anni fa; a Banca Marche; alla Carife alla Popolare di Spoleto. C’è un filo rosso che unisce tutte queste realtà. Sono per lo più banche cooperative e piccole popolari. Ed è questo che dovrebbe sorprendere. Già perchè sono banche locali storicamente poco inclini alla finanza speculativa, che raccolgono e impiegano sul territorio. Eppure molte di loro sono crollate sotto il peso dei crediti andati in sofferenza erogati magari a pochi soggetti e fuori dal territorio. La storia di Banca Marche è simbolica. La banca per anni gestita da Massimo Bianconi raccoglieva sì sul territorio, ma finanziava, concentrando il rischio su pochi soggetti, spesso fuori Regione. L’inchiesta ha rivelato operazioni sospette di leasing e prestiti con almeno 16 clienti condotte da Bianconi. Tra i nomi quelli dell’immobiliarista bolognese Vittorio Casale già finito agli arresti per vari reati; del gruppo pugliese Ciccolella finito in un’inchiesta per truffa sui finanziamenti europei; del costruttore Lanari e dell’imprenditore farmaceutico Canio Mazzaro.
Prestiti facili andati in sofferenza e che hanno visto esplodere i crediti malati sopra quota 2 miliardi. Copione analogo per la Cassa di risparmio di Ferrara, andata a gambe all’aria per avere finanziato copiosamente due iniziative immobiliari a Milano finite male
Altro che banca del territorio, solida perchè raccoglie e impiega in loco. In molti casi non è andata così. E qui entra in gioco la governance. Spesso i vertici delle piccole banche cooperative e popolari agiscono come veri e propri dominus incontrastati e senza contrappesi adeguati di controllo. E la gestione del credito diventa affare personalistico, favorendo magari chi non ha merito di credito adeguato. C’è da chiedersi ad esempio perchè l’ultima commissariata, la Banca Padovana di credito cooperativo avesse accumulato già nel 2011 sofferenze e incagli lordi pari al 27% del portafoglio, il doppio della media del sistema.

 

È il servizio a salvare lo sportello
Il Sole 24 ore – Plus 28 giugno 2014
Oliver Wyman «mappa» i clienti: nel 2013 il 24% ha cambiato istituto
A trattenerli è la qualità dei consulenti finanziari
Nicola Borzi
L’attenzione dei banchieri, specialmente nell’ultimo biennio, si è concentrata sui fondamentali di bilancio, in particolare sul controllo dei costi e dei rischi. In pochi tra i manager del credito si sono chiesti invece cosa vogliano i loro clienti e come percepiscano la banca. Il risultato? Quasi un quarto ha deciso di aprire un conto in un istituto diverso dalla propria banca principale negli ultimi 12 mesi. Il 16% ha chiuso il vecchio conto, mentre l’8% lo ha tenuto aperto. È la centralità del cliente, in termini di soddisfazione o fastidio nella relazione con i canali degli istituti di credito, a emergere con forza come il fattore che più spinge i risultati aziendali, anche in termini di bilancio. Su questo fronte, un ruolo fondamentale lo gioca proprio la consulenza finanziaria, che si è confermata sul campo un’esperienza “a forte impatto” per trattenere la base-clienti e per migliorarne la soddisfazione. Sono questi i risultati principali di uno studio condotto a marzo dalla multinazionale della consulenza Oliver Wyman attraverso interviste online a oltre 3mila clienti bancari italiani di 15 banche diverse (12 tradizionali e tre online).
Non è solo l’enorme mobilità dei clienti retail a impensierire gli uomini del marketing creditizio. Un altro dato emerge come molto rilevante dall’indagine di Oliver Wyman: quasi la metà dei clienti che sono rimasti “fedeli” alla propria banca (il 33% sul 76% che non ha cambiato istituto) ha deciso di restare perché non si aspetta nulla di meglio dal cambiamento. Come a dire che, se venisse invece offerta un’opportunità migliore, non avrebbero problemi a traslocare. Solo il 31% ritiene che la propria banca “sia la migliore”. Sono le condizioni economiche (per il 36%) e i servizi ricevuti (per il 25%) i motivi principali per cui i clienti decidono di cambiare banca.
Le banche online (“nuove banche”), su questo fronte, staccano quelle tradizionali venendo percepite come quelle con la miglior convenienza economica e con la qualità d’offerta più alta. Lo sportello rimane, tra i cinque canali analizzati (filiale, bancomat, call center, banca online, mobile banking), quello principale di interazione ma anche quello con la percentuale più alta di “fastidi” percepiti.
Per rispondere a queste sfide, Oliver Wyman ha condotto anche delle sperimentazioni sul campo, una delle quali è stata incentrata proprio sulla customer experience focalizzata sull’ottimizzazione della consulenza finanziaria. Il contesto nel quale è stato condotto questo case study era quello di un istituto che doveva fronteggiare la perdita di clienti, con pressioni da parte delle autorità di vigilanza e delle associazioni di consumatori sul miglioramento della qualità del servizio di consulenza. Per arginare la perdita di masse gestite, la banca aveva tentato di rispondere riducendo il peso delle commissioni per i servizi di consulenza finanziaria. Ma la situazione è cambiata solo quando sono state analizzate le cause dell’insoddisfazione dei clienti, realizzando processi e strumenti mirati ad alzare la qualità del servizio di consulenza che, in un primo progetto pilota, ha aumentato della metà i livelli di customer satisfaction ed è stata poi estesa all’intera rete.
nicola.borzi@ilsole24ore.com

foto

 

Personale TERCAS-CARIPE, raffica di trasferimenti
Il Messaggero d’Abruzzo – 26 giugno 2014
TERAMO. Mole di trasferimenti stranamente alta di dipendenti del gruppo Tercas-Caripe: a partire dal primo luglio circa il 5% del totale dei 1.200 addetti complessivi cambierà sede di lavoro. Una misura aziendale che ha richiamato le attenzioni di Fisac-Cgil, che vede in questa ratio celarsi alcuni aspetti che vanno al di là di una semplice riorganizzazione del lavoro, soprattutto ora che (per autunno) la Banca Popolare di Bari dovrebbe mettere definitivamente piede a Corso San Giorgio. «Qualcosa di strano c’è – ricorda il segretario regionale Francesco Trivelli – premettendo che tocca al management indirizzare questo tipo di politica aziendale, il sospetto però rimane, soprattutto quando vediamo che la misura toccherà circa 60 dipendenti, un numero alto». Ma la Fisac non si ferma qui. Il suo pressing verso un commissariamento che non ha più fine è serrato. Ripercorre in un suo dettagliato e durissimo documento (firmato dalle segreterie provinciali Fisac-Cgil di Teramo e di Pescara e dall’organo di coordinamento Fisac-Cgil gruppo Tercas) le tappe della vicenda di corso San Giorgio ponendo delle domande, a partire dalla Smib, l’ex Banca del Titano «acquistata da Tercas e tanto desiderata da Giampiero Fiorani e Lele Mora»: «Forse – si domandano i sindacati – il suo core business era ripulire capitali sporchi (scopriamo oggi che anche le mazzette del Mose veneziano transitavano proprio di lì) provenienti da evasione, corruzione, criminalità economico-organizzata comprese? Smib era dunque il collettore di tali attività?». La Fisac inoltre accusa l’ex direttore generale Di Matteo di «aver coltivato il suo orticello in azienda fatto di promozioni, ad personam economici ed ambientali, cercando, inizialmente di alleggerire alcune posizioni Unipol Banca in capo a clienti acquisiti dallo stesso Di Matteo; la Tercas si espande ma scopriamo che tale espansione territoriale é avvenuta al di fuori dell’ambito di tradizionale insediamento, guidata da altre logiche». Inoltre il sindacato si chiede: «Cosa ci voleva fare Di Matteo con Caripe? Forse una bad bank sulla rotta adriatica? Un polo di attrazione verso San Marino?». Ma le domandi centrali restano sempre le stesse: «Cosa è successo in questa banca? Cosa sta succedendo ora? Perché un commissariamento così lungo? Perché tanto tempo per una soluzione?». «Pochi mesi dopo l’acquisto – proseguono Fisac e organo di coordinamento – Tercas viene commissariata da Bankitalia che manda a Teramo Riccardo Sora. Perché proprio lui? Sora si mette subito al lavoro ed in oltre due anni non riesce a tirare le somme definitive del disastro: i conti continuano a cambiare, giorno dopo giorno, mese dopo mese, con tempistiche sempre, guarda caso, molto intrecciate, temporalmente, alle soluzioni che via via sembrerebbero arrivare. Situazione allarmante per il territorio ma la politica non interviene, sta alla larga dalla vicenda; da cosa, da chi è condizionata?».